Oggi vorrei introdurvi i 7 pilastri su cui regge la Mindfulness, le sue basi provenienti dalla pratica Zen. Possono essere applicati anche come base del proprio stile di vita, aiutano in ogni area e in ogni momento della quotidianità. sicuramente per la maggior parte di noi sono delle fondamenta inusuali, soprattutto per chi agisce col famoso "pilota automatico" ovvero fare azioni in modo automatizzato senza avere nessuna consapevolezza, capita quasi a tutti e questi pilastri ci vengono in contro anche per farci capire in che modo attuiamo pensieri fissi, mossi da pregiudizi e limitatezze mentali che ognuno si porta sin dall'infanzia. Se si iniziano a sviluppare queste….si inizia anche a modificare il modo in cui guardiamo le situazione e le affrontiamo.
Il primo fondamentale pilastro è il:
- NON GIUDIZIO
Ovvero, non giudicare esperienze e pensieri che ci portano a schemi di pensiero di blocco e automatici (come evitamento e rimuginio) ma vivere il pieno momento attuale così come si presenta a noi.
L'obbiettivo è notare i pensieri e non liberarsene ma osservarli e lasciarli scorrere per quello che sono senza dargli giudizi ne positivi ne negativi.
-LA PAZIENZA
La capacità di sopportare la sofferenza e le difficoltà con calma e autocontrollo.
Per realizzare ciò si ha bisogno di profonda connessione con il proprio essere e questo si può sviluppare proprio praticando quotidianamente.
Dovremo essere gentili con noi stessi mentre si sopporta il turbamento di una situazione, un lutto ad esempio, un rifiuto, una delusione.
-LA MENTE DEL PRINCIPIANTE
Significa aprirsi all'esperienza di ogni momento come se fosse la prima volta, ogni momento è unico.
Questa modalità è la stessa che appartiene ai bambini, tutto è scoperta, è novità, guardare le cose da punti di vista nuovi.
Praticare con la mente del principiante significa coltivare la nostra capacità di sperimentare la vita in questo modo. Un tramonto è sempre diverso e suscita sensazioni ed emozioni diverse.
Lasciar andare ogni tentativo di cambiare se stessi e accettare le cose così per ciò che sono.
-ACCETTAZIONE
Accettazione non significa avere un atteggiamento passivo, significa porsi nella condizione di vedere le cose come realmente si presentano, sinceramente, profondamente, completamente.
La nostra visione spesso è accecata dai pregiudizi, giudizi, desideri egoistici, paure della mente. Si impara a lasciare andare semplicemente le cose siano come siano, l'esperienza, sia quello che è, bella e meno bella.
Ridimensionando i nostri pensieri negativi, lo sconforto, le parole poco cortesi e gli atteggiamenti automatici.
Impariamo ad affrontare con serietà anche le piccole cose, ogni azione, spegniamo la mente concentrandoci sull'azione che stiamo compiendo qui ed ora.
-MANCANZA DI OBBIETTIVI
Durante la pratica nell'osservazione del pensiero non ci sono obbiettivi o fini, si deve osservare, accogliere, è la cosa più importante, non esiste un modo giusto per praticare, ognuno troverà il suo personale.
Non ci sono obbiettivi significa che non si inizia a praticare per far sparire i problemi o le situazioni difficili della nostra vita. significa accoglierli, osservarli e affrontarli per ciò che sono senza lottare con questi. I cambiamenti e le trasformazioni avverranno dopo, pratica dopo pratica, spostando nella vita quotidiana tutto ciò che il nostro inconscio ha appreso. avviene tutto in modo naturale, non forzato e appunto senza un fine.
-FIDUCIA
Fiducia nel processo e fiducia nel nostro essere, dobbiamo iniziare ad avere fiducia di noi stessi e dell'altro.
-LASCIAR ANDARE
Questo non è certamente semplice per tanti, ma durante le sessioni e una in particolare, impariamo a lasciar andare, soprattutto i pensieri attraverso la meditazione del pensiero e la visualizzazione delle "foglie che cadono sul ruscello". Impariamo ad osservare i nostri pensieri come nuvole che attraversano la nostra mente, osservarli per ciò che sono e osservarli scorrere. Senza giudicarli.
E così impareremo a fare con le emozioni e situazioni presenti nella nostra vita, soprattutto quelle che ci disturbano e ci creano disagio o sofferenza, osservandole, dandole un nome ma senza attaccamento, ovvero osservandole da spettatori e poi lasciando scorrere come il corso di un fiume. I pensieri sono solo pensieri e tali devono restare..
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